Il canneto di Eridu

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#52. Ciarlatano.

Ultimamente per un motivo o per l’altro mi trovo spesso a contatto con varie forme di ciarlatanismo. Tra queste una delle più diffuse, forse quella percepita maggiormente come innocua, ma in fondo accettata da gran parte della popolazione, è quella dei segni zodiacali. Si va dalla semplice minchiatella che giorno per giorno ti prevede quello che ovviamente accadrà, alla fastidiosissima (e ovviamente risibile) pretesa di tassonomizzare il genere umano in base alla data (o persino all’ora) di nascita. E non mi riferisco all’antichità, quando questa poteva essere una delle modalità di interpretazione del mondo, ed era per questo persino affascinante. Mi riferisco proprio alla dabbenaggine moderna di voler credere nella volgarizzazione e semplificazione del pensiero antico.

Al giorno d’oggi ha senso dividere le persone, o interpretarle, in base a criteri come la nascita? Possiamo discutere a lungo, davvero a lungo, sull’assurdità di tale pretesa. Ma ne vale davvero la pena? No, un cazzo. Davvero.

Ma posso davvero rifugiarmi nell’oscurità in silenzio, senza avere almeno la possibilità di dire che ho goduto come un muflone quando tutto il sistema planetario degli astrologi è corso urlando a puttane? Quando Plutone è stato ridimensionato da pianeta a pianeta nano, e soprattutto si è scoperto che di corpi celesti come il piccolo oggetto scoperto da Clyde Tombaugh ce ne sono a strafottere appena superato il sistema solare interno?
Prego, cari astrologi, prendete in mano le vostre belle incisioni rinascimentali (ovviamente in realtà fatte dal cugino del fratello di Gerolamo, il fornaio sotto casa) e puliteci le cacche degli opilionidi. Oppure aggiungetevi Haumea, Eris, Makemake, Issione, Orco, Varuna, Quaoar, Sedna, e un paio di dozzine di altri cuginetti che al momento nemmeno hanno il nome.
Peraltro, non so se lo sapete, ma per Plutone e i suoi amanti (astronomi, però, mica astrologi) il 2015 è l’anno della rivincita, infatti verrà raggiunto per la prima volta da un manufatto umano, la sonda New Horizon, che porta con sé le ceneri di Tombaugh!

Una volta detto questo, e goduto il giusto, possiamo poi apprezzar il fatto che i segni zodiacali, a causa della precessione degli equinozi, non sono proprio corrispondenti alle costellazioni zodiacali (quelle che stanno nel nostro cielo sul piano dell’orizzonte), e che ormai ci sarebbe persino un 13° segno, l’Ofiuco. Ma, naturalmente, questo ai patiti dell’oroscopo non interessa. Cioè, è chiaro, interessa che le stelle influenzano il carattere dei nascenti, il loro destino, ma non che le stelle siano quelle giuste. Vanno bene stelle a cazzo qualsiasi. In fondo, è per fare un po’ i paraculi, no?

E così sia. Facciamo i paraculi fino in fondo.

E siccome vedo grande fermento e divertimento e appassionamento intorno a segni, ascendenti, segni cinesi, elementi e quant’altrocazzo, fino ad arrivare ad angeli, fiori, pietre, colori e suoni, mi sono detto: ma se ogni stronzo sul pianeta terra si può inventare la sua astrologia, io, che non sono meno stronzo di tutti gli altri, perché non lo posso fare? Ed eccomi qua, a presentarvi i segni dello zodiaco del Canneto di Eridu. Da perfetto ciarlatano mi invento immediatamente anche il loro ritrovamento su tavolette d’argilla cotte al sole, nella terra di Sumer, sulla base di un originale alieno copiato e tramandato da saggezze così antiche da essere già morte da millenni quando venne costruita la sfinge, da essere già avvolte dall’oblio dei tempi quando Çatal Hoyuk andò a fuoco e Atlantide affondò. E da perfetto ciarlatano mi invento anche che già la regina di Saba, Socrate, Tolomeo, Platone, il prete Gianni, la papessa Giovanna, Leonardo da Vinci, Mozart, Freud, Nietzsche e Valentino Rossi hanno custodito in passato il segreto, e che io me ne sono impossessato ad un’asta su QVC.

E visto che se voglio fare una cosa stronza, posso farla molto meglio della maggior parte degli altri ciarlatani in giro, vi passo a spiegare la complessissima complessità del mio complesso zodiaco.
Esso si basa sull’idea che esista uno spirito guida simbolico che ha un’azione peculiare che ne caratterizza il modo di plasmare il suo mondo, porta una pianta, che lo rappresenta nel modo di porsi, e un impatto visivo altrimenti detto “colore”. Questo spirito guida, infine, incede nell’universo a dorso di una creatura, che può di volta in volta declinarsi in vario modo a seconda di quale sia l’elemento di cui è costituita.
Quindi, ricapitolando:
1) guida
2) azione sul mondo
3) pianta
4) colore
5) creatura
6) elemento
.
Vi dico subito di evitare di incazzarvi se vi salta fuori un segno poco bello. In fondo è una merdata, c’è scritto anche negli ingredienti che prima o poi arriva.

1) La guida.
La guida è una “funzione” sociale, rappresenta una guida che con le sue conoscienze ti aiuterà a scoprire il tuo posto nel mondo. Non significa che il suo lavoro sarà il tuo, ma le caratteristiche della sua funzione ti saranno proprie, evidenziando le tue inclinazioni (un domatore potrebbe per esempio portarti nel mondo dello spettacolo, o della medicina veterinaria, o della politica…). La guida varia in funzione del periodo di nascita. Come potrete vedere, gli spiriti guida sono 15, perché dodici come al solito mi sembrava troppo banale. Ecco a voi:
a) 1 gennaio – 24 gennaio: il ciabattino
b) 25 gennaio – 20 febbraio: la regina
c) 21 febbraio – 15 marzo: il sacerdote
d) 16 marzo – 10 aprile: il domatore
e) 11 aprile – 5 maggio: la canestraia
f) 6 maggio – 30 maggio: il corridore
g) 31 maggio – 23 giugno: il guerriero
h) 24 giugno – 19 luglio: la contadina
i) 20 luglio – 13 agosto: la locandiera
j) 14 agosto – 8 settembre: lo scriba
k) 9 settembre – 3 ottobre: il giardiniere
l) 4 ottobre – 28 ottobre: lo schiavo
m) 29 ottobre – 20 novembre: l’architetto
n) 21 novembre – 15 dicembre: la prostituta
o) 16 dicembre – 31 dicembre: il suonatore

2) L’azione sul mondo.
L’azione sul mondo indica le modalità in cui la vostra guida e voi potrete influenzare, o meglio plasmare, il mondo intorno a voi. In pratica simboleggia come voi sfruttate le vostre inclinazioni. L’azione varia in base all’anno di nascita, e le possibili azioni sono 10. Il numero indicato è l’ultimo numero dell’anno (2013 = 3). Ecco qua:
a) da febbraio 0 a gennaio 1: colpire
b) da febbraio 1 a gennaio 2: fuggire
c) da febbraio 2 a gennaio 3: amare
d) da febbraio 3 a gennaio 4: urlare
e) da febbraio 4 a gennaio 5: coltivare
f) da febbraio 5 a gennaio 6: confondere
g) da febbraio 6 a gennaio 7: svelare
h) da febbraio 7 a gennaio 8: legare
i) da febbraio 8 a gennaio 9: aprire
j) da febbraio 9 a gennaio 0: sognare

3) La pianta.
Otto, solo otto sono le piante possibili nello zodiaco del Canneto. Indicano il modo in cui l’azione viene svolta. Vivere con la tenacia del cactus, che resiste nel deserto, o con la forza infestante, ma vitale, della gramigna, o con la splendida maestosità della quercia, o la forza generatrice e felice dell’albicocco, indicano atteggiamenti diversi. La pianta dipende dal vostro nome, infatti a seconda della lettera con cui inizia può indicare un diverso approccio. Nel caso di un doppio nome, conta il primo, anche se il secondo può avere un’influenza. Divertitevi:
a) A B: gramigna
b) C D E F: cactus
c) G H I: quercia
d) J K L M: albicocco
e) N O P: cedro
f) Q R S: salice
g) T U V: trifoglio
h) W X Y Z: fico

4) Il colore.
Il colore meglio specifica l’indole umorale della persona. I colori citati, ovviamente, sono colori da uomo. Uomo diversamente grafico. E sono determinati dall’inziale del vostro cognome. Otto, come per i nomi. A voi:
a) A B: rosso
b) C D E F: giallo
c) G H I: blu
d) J K L M: nero
e) N O P: bianco
f) Q R S: verde
g) T U V: arancione
h) W X Y Z: viola

5) La creatura / cavalcatura.
La vostra guida avanza su di una cavalcatura, una splendida creatura composta interamente di un elemento. Questa creatura è dotata di caratteristiche particolari e mistiche, non degne di essere rivelate al non iniziato. Per voi sia solo un elemento decorativo, e cercate di dedurne il significato dalla leggenda e dalla storia dell’arte. Ciarlatano, fino in fondo. La creatura è determinata dal giorno in cui siete nati. A voi:
a) 1-2-3: gallo
b) 4-5-6: leone
c) 7-8: scorpione
d) 9-10-11: cavallo
e) 12-13: onagro
f) 14-15-16: toro
g) 17-18: surrush
h) 19-20: antilope
i) 21-22-23: leopardo
j) 24-25-26: scrofa
k) 27-28: ippopotamo
l) 29-30-31: cammello

6) L’elemento.
La creatura cavalcata dalla vostra guida è composta di un elemento. Questo elemento rappresenta la vostra capacità di porvi in rapporto agli altri, la vostra interazione sociale. Gli elementi sono freddi o caldi, e più sono caldi più vi relazionate amichevolmente. Ma sono anche leggeri o concreti, e più sono concreti e più la vostra amicizia è duratura. Come si determinano? E qui sta la genialità… tirando un dado a 20 facce… senza barare. Prego:
a) 1: fuoco
b) 2: acqua
c) 3: terra
d) 4: ferro
e) 5: legno
f) 6: foglia
g) 7: nuvola
h) 8: nebbia
i) 9: lava
j) 10: ossidiana
k) 11: oro
l) 12: alabastro
m) 13: aria
n) 14: elettricità
o) 15: cristallo
p) 16: vetro
q) 17: ghiaccio
r) 18: sangue
s) 19: vapore
t) 20: pioggia

In pratica, io sono del segno dello Scriba che svela, porta l’albicocco giallo, e avanza a cavallo di un surrush di lava. Ecco, ho scritto la mia cazzata.

#42. Incroci.

“Mogli e buoi dei paesi tuoi”
[Detto italiano]

Ricordo che un amico tempo fa (e con tempo fa intendo qualcosa tipo quindici anni) sosteneva implicitamente la colossale e solenne minchionitudine del suddetto detto, dato che a suo dire tutte le donne più belle del mondo provengono da cocktail genetici particolarmente audaci. Per esempio, citava Cameron Diaz (che vanta nelle proprie linee parentali cubani, tedeschi, inglesi, olandesi e cherokee), Piper Perabo (di padre portoghese e madre norvegese), Naomi Campbell (di madre giamaicana, e pare abbia progenitori cinesi) e così via. Ora, senza tirare in ballo i buoi ma mantenendoci alle mogli, potremmo anche considerare il fatto che l’uscita da gruppi geneticamente omogenei possa garantire una variabilità maggiore, e quindi fenotipi più peculiari e distinguibili, e quindi da un certo punto di vista quell’amico aveva le sue ragioni.

Ora, di preciso non so come mai mi sia tornato in mente, ma ripensando a quello ed esasperando un po’ il concetto, mi è tornato in mente anche un romanzo letto tempo fa (Ayla figlia della terra, di Jean M. Auel, primo libro di una saga in cui la cosa migliore è il primo libro…) ambientato all’epoca della diffusione dell’uomo di Cro-Magnon in Europa, mentre i neanderthaliani declinano. In questo romanzo si avanza l’ipotesi di una possibile ibridazione Cro-Magnon x Neanderthal. Tra l’altro mi ha confermato un esperto che questa ibridazione è qualcosa di più che una semplice possibilità, e che la “pistola fumante” (nella forma di fossili di struttura ibrida) è già stata rinvenuta.

Doveva essere davvero uno strano mondo, quello. Oggi te ne vai in giro per il pianeta, e anche se certe persone sembrano alieni per il modo di ragionare, e altre sembrano bestie per il modo di comportarsi, comunque incontriamo sempre e solo esponenti della nostra stessa specie (sì, ci sono gli animali, ma il rapporto con loro si basa comunque su principi e modi di comunicazione del tutto diversi). In quel tempo, invece, potevi andartene in giro e trovare un’altra specie intelligente (o per lo meno intelligente in modo simile a noi), così simile da poterla riconoscere come affine, al punto da provare istinti sessuali (non mi spingo fino all’amorosi perché non abbiamo evidenze del fatto) interspecie.
Una roba alla D&D, dove potresti avere una fidanzata elfa, o alla Star Trek, con una vulcaniana. No, con una wookie mai, davvero, per favore.

Ma passando di italiano in norvegese, di americano in neanderthaliano, di cromagnon in elfo o in vulcaniano, superati i limiti della quotidianità, della preistoria, della fantascienza e della fantasia, riesco ormai a intravvedere i contorni del mito, dove l’ibridazione era un tantino più spinta. Donna con toro (Pasifae, che partorisce il minotauro). Donna con cigno (Leda, che depone due uova dalle quali nascono Castore & Polluce e Elena & Clitennestra). Donna con pioggerella dorata (non ridete! mi riferisco a Danae, che partorì poi Perseo). E poi creature ibride per natura, come la chimera e il centauro, il satiro e la sirena (che originariamente era mezza donna e mezzo uccello, solo poi è diventata mezzo pesce). E possiamo parlare anche dei nephilim, i figli giganti e mostruosi generati nelle più belle figlie degli uomini da Azazel e compagni, che dovevano essere i guardiani dell’umanità (angeli secondo Tertulliano e altri commentatori cristiani, divinità pagane pregiudaiche per altri studiosi, comunque è un passo presente in Genesi e nel libro di Enoch che crea non pochi grattacapi ai teologi).

L’ibrido, dunque, ha sempre affascinato l’umanità.

Al punto che dalla notte dei tempi (che splendido sintagma, così evocativo) ha sempre cercato di plasmare animali e piante intorno a sé attraverso tecniche di ibridazione e selezione.
Ad esempio, due animali addomesticati in tempi remoti sono l’asino e il cavallo. Cercando un animale in grado di portare in dote sia la forza del cavallo che la resistenza dell’asino, ecco che vennero incrociate le due specie (o magari inizialmente avvenne per caso).
Incrociando cavalli e asini, si ottengono muli e bardotti. Sapete qual è la differenza tra i due? Ricordo che una volta nella mia compagnia nacque questa discussione (a volte si parla proprio di qualsiasi cosa) e alla fine le due teorie sembravano dotate entrambe di una certa logica, e partivano entrambe da un punto fermo: il mulo è decisamente più comune e famoso del bardotto. Secondo alcuni doveva quindi il mulo essere figlio d’asina e di cavallo, dacché chi ha una cavalla accetterebbe malvolentieri di farla coprire da un asino, animale considerato di minor pregio, e quindi di sminuirla. Secondo altri invece il mulo doveva essere figlio d’asino e cavalla, dacché è più facile per una cavalla (che è di dimensioni maggiori) partorire il figlio di un asino, che non per un’asina partorire il puledro di un cavallo, probabilmente troppo grosso per lei. Non è ben chiaro comunque il motivo, ma la risposta giusta è la seconda: asino maschio e cavalla femmina. E il mulo assomiglia di più all’asino, il bardotto al cavallo.

Nel frattempo, ho scoperto che non solo esiste (ormai solo in zoo, dacché in natura gli areali dei genitori ormai hanno intersezione nulla) il tigone, incrocio tra tigre maschio e leonessa, ma anche il ligre, più comune incrocio tra un leone maschio e una tigre femmina. Il suo aspetto è quello di un grosso leone con diffuse striature da tigre. A differenza dei leoni e come alle tigri, alla ligre piace molto nuotare.
Una curiosità: leone femmina e tigre maschio trasmettono entrambi al tigone il gene inibitore della crescita, quindi esso risulta molto più piccolo dei genitori, al contrario tigre femmina e leone maschio non lo trasmettono al ligre, che quindi cresce per tutta la vita, diventando decisamente più grosso sia del leone che della tigre, rendendolo il più grande felino presente sul pianeta terra.
Tutti i ligre maschi conosciuti sono sterili, mentre le femmine sono fertili e si possono accoppiare con tigri, dando vita al ti-ligre, o con leoni, dando vita al leo-ligre. Idem per le femmine di tigone, e via di li-tigone e ti-tigone. Bel casino.

Sembra frequente in natura questa cosa dei maschi sterili e delle femmine fertili, visto che anche nel caso dello dzo, ibrido che nasce dall’incrocio tra un toro ed una femmina di yak, le femmine sono feconde e lattifere, mentre il maschio è sterile. E chissà se era così anche per gli ibridi neanderthaliano-cro-magnon.

Ci sono poi curiosi casi in natura, un tempo reputati incroci e poi, più sensatamente, ricondotti allo status di specie. Uno di questi è l’okapi, un tempo ritenuto dagli studiosi un incrocio tra la zebra e la giraffa (cosa del tutto impossibile), o perlomeno l’anello di congiunzione tra i giraffidi e gli equidi. Ma esami del DNA hanno cancellato ogni dubbio, portando gli scienziati a dichiarare l’okapi come specie a se stante. E molto affine alla giraffa, a dispetto delle striature zebrate. Peraltro il nome scientifico della giraffa, Giraffa camelopardalis, sembra alludere a una miscela di leopardo e cammello…

A proposito di anelli di congiunzione: il panda gigante, il cui nome in cinese significa orso-gatto, non ha ovviamente niente a che fare con il gatto, ma è un urside a tutti gli effetti. La cosa curiosa è che alcuni scienziati non lo classificano urside, ma membro di una singola famiglia (gli ailuridi) costituita dallo stesso e dal panda rosso, che naturalmente non gli somiglia per niente, e che (e qui la curiosità) è detto anche firefox. Stando a wikipedia, Mozilla Firefox prenderebbe il nome dal panda rosso… cosa succederebbe incrociando una Panda con un browser? Si navigherà lentamente ma senza impiantarsi mai per decenni, anche in montagna?

Cito poi il caso del quagga, curiosa sottospecie di zebra che si è estinta nel 1883, prima di stabilire con certezza se fosse una specie a se stante, una semplice sottospecie o un incrocio tra zebra e qualcosaltro (generalmente definiti zebroidi).
Studi successivi hanno finito per identificarla con una sottospecie della zebra di pianura. È in atto è un programma per “ricrearla” geneticamente attraverso incroci di questo animale, con il quale, grazie alla prole fertile, si incrociava già in natura a suo tempo senza problemi, alimentando a sua volta la confusione.

“Se senti rumore di zoccoli pensi a un cavallo, non a una zebra”
[da “Dr. House MD”]

Ok, ok. Questo per considerare che se mi soffio il naso è più probabile che abbia un raffreddore che una rara malattia tahitiana che combinata con una poco comune alterazione del sangue dell’artico causa perdita di muco dal naso. Bene. Ma, un momento, sentite questo rumore di zoccoli? Cosa sarà?
Forse non è un cavallo, forse nemmeno una zebra… potrebbe essere…
1) uno zorse o zebramulo (zebra x cavalla);
2) uno zony (zebra x pony);
3) uno zetland (zebra x pony shetland);
4) uno zebrass (zebra x onagro);
5) uno zebrasino (zebra x asino).
Bel casino, eh? Che sarà?

Se poi fosse l’onagro, invece, fate attenzione. Potrebbe essere solo il primo di una imponente invasione di carri da guerra sumerici. Sì, erano trainati da onagri. Quanto tempo che su questo blog non si parlava più di sumeri. Troppo, davvero troppo.

Spostiamoci ora nella botanica. Sapete che si è stabilito geneticamente che tutti gli agrumi sono stati originati semplicemente da tre specie originali (cedro, mandarino e pomelo, che sarebbe poi quello strano pompelmone che a volte sotto Natale c’è al supermercato, e che molti guardano con disprezzo pensando a chissà quale diavolo di industria genetica l’abbia creato…). Tutti gli altri agrumi non sono altro che ibridi e incroci che nel corso dei secoli, grazie alla facile ripetibilità, hanno dato origine a specie vere e proprie.

Tra gli ibridi, quindi, figurano tutti gli agrumi oggi più largamente consumati (l’arancia forse derivante da pomelo e mandarino, il limone derivante da cedro e pomelo)… a loro volta, poi ibridati fra loro:
basti pensare che ibridando arancia e mandarino si è ottenuta poi la clementina, mischiando arancio dolce e pomelo s’è fatto il pompelmo, che re-imbastardito con l’arancio ha prodotto il pompelmo rosa e mischiato con il mandarino ha dato origine al mapo, da limone e cedro si è giunti alla limetta, meglio nota come lime. A sua volta il lime, incrociato con il cedro, ha dato origine a una curiosa specie nota come combava, che sembra un lime bitorzoluto,
Pochi sanno, però, che il chinotto è anch’egli un agrume, derivato probabilmente dall’arancio amaro (un altro agrume ancora) che, a sua volta, incrociato col cedro ha dato origine al bergamotto (entrambi sono molto usati in profumeria). E non ho neanche iniziato a parlare poi degli ibridi con il kumquat, o fortunella, o mandarino cinese…

L’uomo in questo caso mi dà l’idea di un pittore che con tre colori sta realizzando infiniti quadri…
Mi dà un’idea meno romantica quando bombarda il grano di radiazioni per vedere cosa ne esce, e crea e commercializza il grano duro Creso senza sapere bene cosa è stato modificato con quei bombardamenti, ecco…

Per il controverso argomento dei nephilim, vi rimando a Genesi 6:4 e al libro di Enoch. Troverete poi da soli dozzine e dozzine di testi para-occultistico-cazzoni in grado di delucidarvi sul fatto che la loro presenza nelle sacre scritture sia praticamente la prova scientifica dell’esistenza dei giganti, della caduta degli angeli, degli alieni, della magia e di un sacco d’altre cazzate.

#22. Toro.

Le corna del toro si levano dal branco
e si infilano nel culo del pirla che legge.
[Pensilina dell’autobus di Persichello, anni ’90]

D’accordo, d’accordo. È con ogni probabilità la citazione più scadente che abbia piazzato finora a far da introduzione ad un pezzo. Ed è un peccato, perché il «toro», oltre a essere uno dei simboli più importanti di tutta la storia antica della civiltà, è anche il soprannome di un mio vecchio amico noto per la bontà d’animo ma anche per la notoria peculiarità di annodare le braccia a chi gli manca di rispetto (del tipo «i droidi non sono famosi per staccare le braccia agli avversari quando perdono»). Anche per questo, quindi, urge introdurre una seconda citazione, possibilmente erudita e di spiccatissimo valore, per far da contraltare alla precedente.

Tagliare la testa al tor…
Ehm, no.
Prendere il toro per le corn…
No, neppure.

Niente da fare. Non trovo una citazione decente. È evidente che per questa imponente e magnifica bestia non c’è più il divino rispetto che l’umanità tutta (o pressoché) nutriva in tempi andati.

Sì, perché il toro è rispettato e divinizzato fin dai primi segni che l’uomo ha tracciato.

Le grotte di Lascaux, in Francia, e quelle di Altamira, in Spagna, sono due siti (entrambi patrimonio dell’umanità dell’UNESCO) di epoca paleolitica, e tra i vari animali raffigurati in quelle due meraviglie pittoriche dell’antichissimità figura l’uro, oggi estinto, progenitore gigantesco dei bovini attuali. I dipinti, che ci riportano in un’età compresa tra i 18.000 e i 14.000 anni fa, ritraggono molti animali, probabilmente prede dell’uomo cacciatore.
Ma a togliere dal mucchio delle prede il bovino arriva la rivoluzione neolitica, che porta agricoltura e allevamento, peggiora lo stato dei denti, e porta soprattutto alla suddivisione del lavoro, alla città, e forse anche ad un’evoluzione della lingua, introducendovi un sacco di termini nuovi (e perdendone chissà quanti legati alla vita del cacciatore/raccoglitore) che, chissà, forse sono alla base dei termini architettonici e urbanistici che usiamo ancora oggi.

Per inciso, esiste una teoria linguistica, la teoria del nostratico, che fa risalire all’epoca una lingua ipotetica – il nostratico appunto – che sarebbe alla fonte delle famiglie linguistiche indoeuropee, uralo-altaiche, kartveliche, elamo-dravidiche, e financo il nostro amato sumerico. Questa teoria ha goduto di straordinario successo in Unione Sovietica, e il proto-nostratico venne ricostruito in maniera ipotetica similmente a quanto fatto per le radici indoeuropee. Possiamo farci guidare dal sapore di grano macinato grossolanamente, dal profumo di fango dei mattoni crudi, dal fascino di simboli come l’ascia bipenne o la testa di toro, e immaginare il suono di una lingua primigenia, che potremmo anziché nostratico anche semplicemente definire “umano”, e leggere questa poesia del nostraticista russo Vladislav Illič-Svityč:

K̥elHä wet̥ei ʕaK̥un kähla
k̥aλai palhA-k̥A na wetä
śa da ʔa-k̥A ʔeja ʔälä
ja-k̥o pele t̥uba wet̥e

La lingua è un guado nel fiume del tempo,
ci porta alla dimora dei nostri antenati;
ma non vi potrà mai giungere,
colui che ha paura delle acque profonde.

Ma torniamo al nostro toro. All’epoca in cui – secondo i nostraticisti – veniva parlata una lingua simile a quella che vedete scritta poco sopra, in Anatolia si imboccava la grande strada che porta alla città. Il centro neolitico di Çatalhöyük è, finora, la città degna di questo nome più antica che abbiamo ritrovato (grazie al fatto che venne distrutta da un incendio, sciagura per l’epoca, enorme colpo di culo per noi vivi), con le sue case costruite addossate le une alle altre, senza strade a dividerle, e gli ingressi dal soffitto raggiungibili tramite scale. In questo sito sono state trovate delle grandi sculture a testa di toro, veramente bellissime e straordinariamente moderne nella loro stilizzazione.
Il toro, per l’allevatore, emergeva tra le altre bestie, per la sua forza con la quale dominava e difendeva il branco, e per la sua potenza generatrice, simbolo di fertilità. Potenza che porta vitelli e latte.
Al contempo, a fianco della forza virile generatrice, il toro porta le corna che ricordano la forma a falce della luna, e quindi si legano al ciclo femminile e alla dea generatrice, la terra, simboleggiata poi dalle veneri simbolo a loro volta di fertilità, nonché espressione della ninfa, la donna nell’età fertile, funzione divinia corrispondente alle categorie dell’amore, della generazione, della sessualità.

Il toro è il centro delle cosmogonie di molti popoli. I culti misterici mitraici fanno risalire all’uccisione del toro primigenio da parte di Mitra la nascita del mondo. Il vitello d’oro dell’antico testamento è in realtà il culto del toro come simbolo di El adorato dai patriarchi ebraici, vietato poi nella terra promessa da Mosè. Il toro compare ancora nelle insegne del faraone Narmer (primo faraone della prima dinastia) e per gli egizi è comunque un simbolo importante: tiene tra le sue corna il disco solare ed è allo stesso tempo simbolo di fertilità e simbolo funerario, legato ad Osiride e alle sue rinascite. Il toro fa bella mostra di sé sullo stendardo da guerra della città mesopotamica di Mari, ed è rappresentato in statuette di rame sumeriche del terzo millennio avanti Cristo.

Il toro è al centro della simbologia cretese, ed è un tema sul quale – ne sono certo – l’amico Topus farà un corposo ed affascinante intervento nei commenti. E sono sicuro che una volta che l’avrò letto non potrò esimermi dal leggere il libro sulla civiltà minoica che ho già comprato e che aspetta solo uno stimolo potente per farsi leggere (e il fatto che io spesso legga sul cesso non deve comunque gettare ombre su quale sia lo stimolo che attendo).

Per ora Creta mi interessa di sponda. Mi interessa soprattutto per un mito greco ivi ambientato, e per un sintomo, di cui parleremo dopo.

Il mito è ovviamente troppo famoso per star lì a descriverlo minuziosamente, ne faccio, come si dice oggi, un turboriassunto.
Il re di Creta, Minosse, riceve in dono da Poseidone uno splendido toro bianco da sacrificare. Minosse fa il furbetto del quartierino, occulta il toro bianco fico e sacrifica un altro bovino, probabilmente un po’ bolso e cicciotto, col quale viene bene la grigliata dopo il sacrificio. Poseidone se ne accorge, che mica è dio per niente, e decide di vendicarsi in maniera originale: fa innamorare Pasifae, moglie di Minosse, del toro bianco.
Ora, per quanto Pasifae si riveli vacca, e per quanto il toro sia simbolo della fertilità, la regina ha oggettive difficoltà ad accoppiarsi col toro, epperciò chiede aiuto a Dedalo, geniaccio ateniese in esilio, il quale costruisce una vacca di bronzo (o di legno, a seconda della tradizione) nella quale Pasifae si adagia e tramite la quali si accoppia col toro. Senza porci questioni sulla capacità di produrre prole di due specie piuttosto dissimili, accettiamo il fatto che la regina resta incinta, e partorisce un mostro: il minotauro Asterione (stellazza?), che viene chiuso in un gigantesco labirinto costruito ancora una volta da Dedalo (che evidentemente non sa stare lontano dai guai). Dedalo, tra l’altro, visto che ormai sa troppe cose, viene chiuso nel labirinto col figlio (le colpe dei padri ricadono sui figli). Dedalo e Icaro se ne vanno in volo con ali di cera, ma il giovane intemperante si avvicina troppo al sole e muore.
Passa il tempo, e gli ateniesi fanno uno sgarbo a Minosse (l’uccisione di un figlio, il più delle volte) e sono costretti a pagare un tributo altissimo: 7 fanciulli e 7 fanciulle da mandare a morire nel labirinto ogni tot anni (variano da tradizione a tradizione) sbranati dal minotauro, che a causa dello scombussolamento genetico risulta un carnivoro stretto.
A un certo punto Teseo, eroico figlio del re di Atene Egeo, decide di mischiarsi ai fanciulli sacrificandi. Arriva a Creta, fa il filo ad Arianna, figlia di Minosse. La poverina ci casca, e lo aiuta. Teseo si infila armato, nottetempo, nel labirinto e fa secco il minotauro, e riesce poi ad uscire dal labirinto grazie allo stratagemma del filo legato al piede, poco dissimile dalle briciole di Pollicino.
Teseo uccide il minotauro (fratellastro di Arianna) e si porta dietro la principessa, salvo poi piantarla in Nasso (la abbandona sull’isola con quel nome, Dia secondo altre fonti).
Sulla via del ritorno dimentica di cambiare le vele come promesso al padre (per fargli sapere della vittoria) che credendo così che il figlio sia morto si butta in mare.

Ora, credo proprio che il suddetto mito sia uno dei miti più belli in assoluto. Per gli studiosi di mitologia più interessati a leggere nel racconto una parafrasi degli eventi storici (come Robert Graves), qui c’è tutto lo scontro di civiltà tra i micenei e i minoici, con il prevalere dei greci continentali che si ribellano ai tributi nei confronti dei cretesi dei quali causano la caduta della civiltà, evidenziata dall’uccisione del toro nel suo labirinto (il palazzo di Cnosso).
Per gli studiosi di psicologia e sociologia, invece, questo è uno dei miti più farciti di archetipi fondanti per la civiltà occidentale. Dall’artefice Dedalo, primo esempio di scienziato inventore, fino al giovane privo di esperienza che se non ascolta gli insegnamenti finisce per bruciarsi. Dalla mancanza nei confronti della divinità che s’incazza, all’insana follia amorosa che conduce la regina alla rovina. E per finire il labirinto, la mente dell’uomo, che si pone come un ostacolo che contiene un mostro, e l’uomo deve affrontarlo, altrimenti quest’ostacolo (rappresentazione dell’inconscio) continuerà a riproporsi (il tributo dei fanciulli). E Teseo, l’uomo maturo, decide infine di affrontarlo, con l’aiuto di Arianna, la donna che rappresenta la realtà, gli affetti a cui l’uomo deve aggrapparsi per tornare dal viaggio dentro se stesso, una volta affrontato e sconfitto il mostro.

Il problema, però, è che uccidere il mostro significa sì superare la condizione di bestialità e arrivare all’uomo civilizzato, ma anche cercare di sopprimere una parte di sé che, volente o nolente, l’uomo ha dentro di sé: il suo cervello da rettile. L’uomo deve quindi affrontare il minotauro, senza sottrarvisi, ma deve davvero ucciderlo? O solo rendersi conto che al centro del labirinto un minotauro c’è davvero? Quale delle due è la mossa giusta?
Io ho provato a dire la mia con un racconto, che pubblicherò (visti gli esiti del sondaggio) nei prossimi giorni.

Nel frattempo, ci è rimasto in sospeso un sintomo: il toro, decadente, muore nel labirinto. E da lì non sarà più quello di prima. Il vitello d’oro viene spaccato da Mosè, un altro sintomo. Il sintomo di una civiltà che sta finendo, la civiltà mediterranea della dea madre, della fertilità, della natura, del medio oriente.
Una civiltà che sta lasciando il posto alla visione indoeuropea, patriarcale, guerriera, e alla visione ebraica monoteista, di un Dio invece che di una dea.
E dall’unione di queste due civiltà/filosofie/religioni, con san Paolo, al cristianesimo, e alla sua società basata sul senso di colpa, e della porta del labirinto sigillata. Ma al di là di quella porta il minotauro c’è ancora, ed è vivo.

Ci sarebbe molto da citare, ma mi limito, per ora, a consigliare ancora una volta il Dizionario dei simboli di Chevalier-Gheerbrant, e aggiungo “I miti greci” di Robert Graves

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