Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Archivio per il tag “zombie”

«A volte ritornano»

Sono mesi che manco dal mio blog. Il canneto di Eridu è pieno di erbacce, e in parte interrito, in via di desertificazione. Uno stato pietoso. Certo, non come l’Italia, questo è vero. In fin dei conti alla guida del Canneto non c’è stato nessuno per mesi, e quindi nessuno ha potuto far danni.
Come mai non ho più scritto? Ho provato a domandarmelo. Ci sono tante risposte, naturalmente, ma significherebbe addentrarmi in una serie di pippe autobiografiche più adatte a tutt’altro genere di blog.
Per cui non vi tedio oltre e vi propino qualcosa. Un racconto. Un racconto che fa parte di un progetto di Tapirulan denominato “Tranci“, una serie di minilibretti, ciascuno ispirato al gusto di una pizza, ciascuno contenente come ingrediente un unico racconto. Il mio è dedicato ai peperoni e ha un titolo straordinariamente adatto al mio ritorno all’attività bloggara.
Seguiranno altri aggiornamenti. È una promessa, quindi non contateci.

La luna spunta a fatica dal condominio verde coi balconi arrugginiti e si arrampica di stella in stella, sbuffando, rossa per la fatica e per gli anni. O almeno così farebbe se tu fossi un animo romantico. E invece no, sei gretto, e quella che vedi è solo una palletta rosa nel cielo.

Nel frattempo ti stai, finalmente, coricando nella tua grettezza e nel tuo letto. Ah, il tuo letto. Caro, caro letto! Lenzuola fresche, lisce. E un cuscino magnifico. Che lo sai bene quanto ci è voluto a farlo diventare veramente tuo, a fargli prendere la forma giusta, la consistenza, la cedevolezza giusta. A ficcargli in quella testa di piume che no, no, no, non deve cadere dal letto dopo appena quattro minuti dalla serrata delle palpebre.
E ora, posato l’orecchio su quel guanciale amico, finalmente, nel silenzio (che bello il silenzio!), provi quella sublime sensazione di stanchezza liquida, che dilava da una sponda all’altra del corpo e infine scivola, rifluendo da tendini e muscoli tirati da una giornata nervosa. Finalmente sei disteso.
Non credevi che il paradiso fosse solo a 35 centimetri da terra.

E infatti non lo è. Venti minuti e sei ancora lì, che ti rigiri come un arrosto nella casseruola, l’alloro sotto l’ascella. Girarti ancora non servirà a granché: non è servito le trentaquattro volte precedenti, e non pare che “trentacinque” sia un numero cabalisticamente rilevante nel quale riporre speranze particolari.
Il cuscino chiede pietà. Le lenzuola oppongono un irritante attrito al tuo sudore. Sono fresche? Sì, come le uova che hai buttato nel bidone, quelle che ieri pigolavano.

Mezz’ora. Un’ora. Un’ora e venti. Un’ora e venticinque. Un’ora e ventisei. Un’ora ventisei e trentaquattro secondi. Ogni minuto che passa la situazione peggiora. E ne continuano a passare, di quei maledetti minuti.
E cominci a pensare con orrore a quel punto preciso della sveglia dove tra cinque ore passerà la lancetta, scatenando un trillo malvagio e inarrestabile che martellando sul tuo cranio segnerà l’inizio di una giornata di merda, con le palpebre di marmo e la testa di basalto e i maroni di ossidiana.
Quanto schifo potrà fare la giornata di domani se non riesci ad addormentarti più o meno, diciamo, adesso? Anzi, un secondo fa? Ecco, magari due secondi fa. Tre secondi. Quattro. Aaaaaaaah! Dannazione, e dannazione anche ai polli morti nel bidone!

Cerca almeno di capire la causa di questa insonnia. Magari ci possiamo fare qualcosa, no? Spremi, centrifuga, grattugia quel dannato encefalo. Ragiona, rimugina, elucubra.

C’è qualche pensiero legato alla giornata appena trascorsa? Eh, i pensieri contano, e a volte ritornano, sai?
Il lavoro. È sicuramente quello. Sei rimasto indietro. Capita. Così il senso di colpa e la paura per la prossima giornata non ti fanno dormire. Ascolta me, alzati. Prendiamo in mano quel dannato progetto
che devi consegnare, gli diamo un’occhiata, e vedrai che in mezz’ora torni a dormire. Come sarebbe a dire «No», cosa vuoi fare, restare lì a imitare il brasato? Muovi il culo. Ah, scusa non avevo capito, «No» nel senso che non è quello, il lavoro va benone e hai finito tutto per tempo. E vabbhè, capita di sbagliare, no?

Se non è il lavoro sarà una questione di cuore. Il cuore di giorno sembra sepolto sotto palate di occupazioni, impegni, hobby e invenzioni. Ma lì sotto, continua a lavorare, e produce pensieri sottili, striscianti, impalpabili, che di notte ti aggrediscono. Aspettano quando il lavoro è finito e gli impegni sono stati portati a termine, quando gli hobby ti hanno ormai rotto i coglioni e le tue invenzioni le ha già brevettate qualcun altro. È proprio allora, quando ti stai rilassando, che lo strato che ricopre i pensieri si assottiglia e infragilisce, e loro iniziano ad agitarsi. A scuotersi. A grattare, picchiare, spaccare il coperchio della bara, e poi sorgono e ti agguantano e ti mangiano il cervello! Ahahahah!
Come dici? Ah sì, hai ragione, quelli non sono i pensieri di cuore, sono gli zombie. Bhe, del resto lo sai, anche quelli, a volte, ritornano, no?

Ehi, un momento, cos’è stato? Come «cosa?», quel rumore, giù, al piano di sotto. Sst! Taci un momento!

Ok, niente, forse era solo… solo… Di nuovo! Presto, andiamo a vedere!
Anzi, vai avanti tu, imperioso ma con prudenza.
E che ne so, tu cammina disinvolto.

Dannazione, vecchio mio, adesso lo senti anche tu, eh? Grattano alla porta! Zombie! Se riescono a sfondare siamo fregati. Fa qualcosa. Non c’è quella scure giù in cantina? Ah no, è vero, te l’ho fatta buttare via ieri. Tanto non la usavi mai, compri legna già spaccata. Sei sempre stato pigro.
Pensiamo a un’altra arma, qualcosa di più efficace. Senti come grattano la fottuta porta, vedrai, adesso passano e puoi dire addio al televisore nuovo, al lavoro già finito e alla legna già spaccata. E anche alla vitaccia e all’insonnia.
Cosa stai facendo? Cosa stai facendo! No! Non aprire quella porta! Folle!
Ah, ok, era solo Blackjack. Non dare la colpa a me, bello, sei stato tu a chiudere fuori il cane. Facile prendersela con me, adesso. Quella degli zombie non era un’ipotesi campata per aria. Esistono, eccome! Anni fa ho anche avuto l’occasione di comprarne un lotto sottobanco dal console di Haiti. Ah, non te ne frega nulla. Hai sonno, ok.

Hai sonno. Facile avere sonno quando sei dabbasso, in piedi, con la porta aperta, il vento che soffia dentro le foglie e il cane che sporca il pavimento di fango (e speriamo sia fango). Facile dire: «Ho sonno, pulirò domani». Già più difficile è avere ancora sonno quando sei di sopra, nel letto, al buio, con gli occhi sgranati a guardare il nulla che turbina nel vuoto. Ah, uomo senza sonno, non rompere e goditi il panorama.
Un altro rumore.
Chi hai chiuso fuori stavolta? Il gatto, il furetto, il criceto, il cane della prateria, l’oritteropo rosso alato cornuto bitorzoluto dell’Honduras sub-sahariano asiatico?
No aspetta, bussano…
A quest’ora? Chi può essere? Assassini seriali? Rapinatori? Ehi, questo non è bussare, stanno sfondando la porta!
Sono entrati, senti che urla! Sono davvero zombie stavolta… Oh povero Blackjack, che sfiga, morire così, con le zampe sporche di fango (e speriamo fosse fango).
Salviamoci almeno noi, forza, fuggiamo in soffitta, vado avanti io stavolta, un po’ per uno, eccheccazzo. Eccoli, eccoli! Corri, corri, corri!

Troppo tardi, ti hanno afferrato. Dì un po’, curiosità mia, è spiacevole la sensazione di centinaia di denti marci che ti strappano brandelli di carne? Uhi… l’occhio… che impressione… t’ha fatto male? Come? Spiegati, per Giove!
Ah, «aiuto», scusa non si capiva bene. Sì, sì, ok, faccio il possibile, fammi ragionare… Uhm, l’estintore no. Il salame appeso a stagionare neppure. Il ferro da stiro ferma-porta di zia Luisa forse sì, ma no, no… e quella che è? … una motosega! E da quando hai una motosega? Ahahahahah, fantastica! Afferrala, muoviti, che iniziamo lo
scempio! Trasformiamo questi morti viventi in morti come Iddio comanda!

Bravo, bravo, ce l’abbiamo fatta. È stato un lavoro duro, ma abbiamo fermato i morti che camminano. Adesso vediamo di pulire, che c’è carne marcia ovunque e con questa puzza non riusciresti a dormire. Sì, sono ironico. E no, questo non vuol dire che puoi evitare di pulire. Avanti.
Veloce e in silenzio, che i vicini dormono. E mentre accumuli tranci di zombie in vezzosi sacchi fuxia per la differenziata, vedi che ti sfoghi. Alla fine ti fai un bel bagno bollente e col sudore spurghi anche le tensioni. Poi dormi come una triglia in freezer: senza dare segni di vita.
Bella vita, eh, avere uno come me che ti consiglia sul da farsi?
Sì, però non rallentare, veloce con quei sacchi, se no tra che finisci e ti lavi non ti resta tempo per dormire. Dai, veloce.
Ma cos’è questo odore di cane marcio? Alle spalle! Blackjack è diventato uno zombie, ci attacca! E poi dicono che è il migliore amico dell’uomo, basta un’infezione zombieficante, praticamente meno di un’influenza suina, ed è già pronto a morderti le chiappe, vigliacco! Oh, no, che casino, ti ha addentato alla giugulare, accidenti.
Per te è finita. Che schifo, sangue ovunque. E poi a dirla tutta stai morendo senza un briciolo di dignità. Urla, grida, pianto, stridore di lacrime, denti e sangue – sì vabbhè hai capito, dai – e poi ahia! No Blackjack buono! Ahia! Io che c’entro?
No! Noooo! Noooooooo!

Uhf… Azz… Anf… Che… Che notte, che sogno di merda!
L’ultima volta che ho fatto un sogno del genere infestavo la psiche di uno sciamano cimmero, ma era stato torturato per tre giorni da un boia assiro, altroché.
Ma che cazzo hai mangiato ieri sera, bestia?
Ah, peperoni, eh? Ecco, allora. Anche quelli a volte ritornano.
Senti che saporaccio in bocca.
E che strano fastidio dove una volta avevi l’occhio.

#26. Speranza.

Ma la speranza è l’ultima a morire
Chi visse sperando morì, non si può dire
[Litfiba, “Gioconda”]

C’è molta speranza, ma nessuna per noi
[Franz Kafka]

Ecco, c’è davvero molto da dire, ma la voglia di farlo non è tantissima.

C’è che viene da chiedersi come è possibile che facciano ogni volta mille conti, mille tagli, mille tasse, mille operazioni per recuperare X miliardi di euro, perché ne servono X-1 e X è per la sicurezza, e poi dopo tre mesi ne servono altri X+5. Cosa è successo? Avete sbagliato i conti? Oppure c’è che, e a un certo bel punto occorrerà pure ammetterlo, non ci state capendo una beata gran fava imperiale decorata ambulante di nulla, e andate avanti dando calci in culo al buio sperando di trovare l’uscita del labirinto?
Lasciatevelo dire: così non funziona. Non ha funzionato in passato, remoto o recente che fosse, e non ha funzionato per la Grecia, nel presente. Prima di trovare soluzioni, occorre capire il problema, e se non ci state capendo la suddetta fava poliaggettivata, beh, lasciate stare.

C’è da dire che c’è stata una grande guerra. E dopo la grande guerra un grande sogno: quello di costruire una casa in cui stare tutti insieme e non fare mai più una grande guerra. E ci sono state le crisi economiche, che ci hanno fatto capire che non avremmo mai avuto una macchina come la volevamo, o che avremmo perso la casa che ci eravamo guadagnati, ma stavolta è la prima volta che una crisi ci fa capire che possiamo perdere anche un grande sogno.

C’è da dire che se nel 1994, quando dopo tangentopoli c’era la speranza di costruire un’Italia diversa, a pochi mesi dalle elezioni fossero saltati fuori Craxi e Forlani dicendo: «Uè, ci ricandidiamo, e la sapete l’ultima? Secondo i sondaggi prendiamo pure il 30%, tricchetricchetracche!», beh, la speranza sarebbe andata a dar via il culo ma proprio di gran carriera, eh. E invece stavolta succede così.
Ci eravamo convinti che per quanto di merda fosse ridotta la nostra politica, almeno non ci sarebbe stato più di mezzo un elemento di quel genere, che non voglio nemmeno citare per tema che mi porti sfiga, e invece eccolollì, a volte ritornano.
Solo che di solito gli zombie che ritornano non hanno su il cerone, e si può liberarsi di loro definitivamente, in un modo o nell’altro. Qui niente sembra funzionare.

C’è da dire che le agenzie di rating hanno rotto la minchia come e più dei centrocampisti spagnoli nella finale degli europei. Ok, a volte ritornano, ma c’è bisogno di grattugiarci subito i maroni? Magari nemmeno ritorna, alla fine, dai.

C’è che il bosone di Higgs è proprio una bella scoperta, un risultato scientifico straordinario, ma che dire. In primis è poetico ed immaginifico come un’equazione differenziale. E poi a mala pena pareggia la delusione della scoperta che i neutrini non viaggiano più veloci della luce. Era tutta una bufala. Come il tunnel Gelmini.
Bosone di Higgs, ok. Ma andare su Marte è roba di un altro pianeta. Spero che almeno New Horizon (la sonda in viaggio verso Plutone, che dovrebbe arrivare nel 2015) abbia la forza di affascinarmi che ebbe a suo tempo il Voyager 2, quando solleticò Urano e poi baciò Nettuno. Ricordo la serata di Urano, con la diretta su Quark preceduta da 2001 Odissea nello Spazio (un film di cui non ho mai capito una suddetta fava, un po’ come i politici di questa crisi).
Ma avevamo scoperto nuovi pianeti e poi l’Unione Astronomica ha cambiato idea, non erano pianeti, e per buona misura ci hanno tolto anche Plutone (astrologi puppate, peraltro).

C’è anche che «il popolo molte volte desidera la rovina sua ingannato da una falsa specie di bene» (Machiavelli) è una frase che i politici conoscono troppo bene, e i popoli troppo poco. E questo è un fottuto problema, perché non è una frase che fan studiare a scuola.

C’è crisi. Non c’è speranza. Rassegnazione, forse, non speranza. Convinzione che in un modo o nell’altro finirà, anche solo per sfinimento, non speranza. Speranza no.
Gran brutto circolo vizioso, quello sì.

Vorrà dire che ci distrarremo coi circensi. Tra un po’ ci sono le Olimpiadi, e potremo far finta che esiste un mondo di pace e fratellanza e sana competizione sportiva in cui in fondo l’importante è esserci, che è bello anche solo sentire tanti inni nazionali. Non costa niente. Più o meno.

Navigazione articolo